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November 04 L'OPINIONE: Come si cambia per non morire Boom. Un’altra vittima. Ancora giapponese. Dopo il ritiro di Honda e
Bmw, anche la Toyota fa le valigie. Stavolta però la crisi c’entra
poco. Il motivo chiamasi business. Dopo otto anni di Formula Uno i
massimi vertici giapponesi hanno deciso che investire in questo sport
non è più conveniente. D’altronde, in otto anni, non è arrivata nessuna
vittoria, quindi via. Così di punto in bianco. Non conviene? Si lascia.
Alla faccia dello spirito sportivo. SVOLTA Questa F1 sta subendo una svolta. E pensare che qualcuno lo aveva annunciato. Un presidente, anzi un ex presidente dall’occhio lungo. Lui voleva mettere un tetto, ma anche con quel tetto, probabilmente, la Toyota avrebbe lasciato. E lo avrebbe fatto sempre per quelle parole: non conviene. Dal Giappone, infatti, hanno sempre investito dollari, yen, euro e quant’altro ottenendo scarsi risultati. Ma da quello che si è visto, in questi anni, nel box bianco-rosso è mancata una seria organizzazione. La gara in Bahrain è stato un segno evidente di disorganizzazione con due vetture in prima fila, notevolmente veloci, ma mal gestite nel corso della gara. Quindi la conclusione che si trae in uno sport come la F1 è la seguente: i soldi contano, ma non bastano. Il miracolo “Brawn” è la prova, la conferma che un’ottima gestione porta risultati. Quella di Ross è stata impeccabile, mai un errore di troppo, e tanti tanti soldi spesi in meno rispetto le rivali. PARAGONI Possiamo quindi fare un paragone storico ricordando le lotte tra Annibale e i Romani. Annibale agiva di tattica, i Romani ragionavano con i numeri facendo del “più siamo meglio è” il loro motto. Peccato che persero più di una lotta. Così come ha perso questa lotta la Toyota e tutti quei costruttori convinti che in Formula Uno bastano i soldi e niente più per essere vincenti. E lo stanno capendo dopo anni e anni di battaglie perse. E poi, uscendo in questo modo, han perso pure la guerra. D’altronde chi si affaccia in questo mondo per “sponsorizzarsi” come se fosse un cartellone pubblicitario, non ci si può aspettare tanto sport. In Bmw l’anno capito dopo quattro anni che questa campagna di marketing non conveniva. Come l’han capito in Jaguar qualche tempo fa. Un caloroso benvenuto quindi a quei team che si getteranno in questa avventura non certo per sponsorizzarsi e vendere al meglio il loro prodotto, ma solo ed esclusivamente per gareggiare e vincere, pur non disponendo di grandi fondi ma trovando le motivazioni e l’organizzazione giusta per andare avanti e togliersi qualche soddisfazione. Come si faceva in passato quindi. Che sia la volta buona? October 11 L'OPINIONE: Tutti felici, tutti contentiViaggia sul binario Oviedo-Maranello la stagione 2010 della Ferrari. Finalmente, dopo tanta attesa, il treno partito qualche tempo fa dalla Spagna, arriva in Italia. Arriva portando con sè 45 milioni di euro annui firmati Santander. Arriva portando con sé 2 titoli iridati. Destin vuole che questi titoli iridati siano stati conquistati contro Raikkonen e contro la Ferrari. Raikkonen e la Ferrari appunto. Rapporto finito. Forse mai iniziato. E pensare che proprio il finlandese doveva guidare la riscossa rossa contro un nuovo ciclo che stava iniziando. Quello di Alonso alla McLaren. Poi sappiamo tutti come è finita. Raikkonen ha vinto un mondiale insperato ed Alonso ha cominciato a tifare per quella che sarebbe stata la sua futura scuderia. D’altronde se non puoi battere il tuo nemico ti allei con lui. Chi ci guadagna? Tutti. Chi ci perde? Nessuno. Tutti e nessuno quindi, come ad accordare qualcosa che non va più. Come una chitarra che necessita di qualche modifica per tornare a suonare a dovere. Raikkonen torna in McLaren, magari cominciando a progettare un piano di vendetta verso coloro che lo hanno scaricato. La McLaren scarica Kovalainen per un (ex) campione del mondo. La Ferrari assume un (ex) bicampione del mondo a cui verrà affiancato un Massa da valutare. Sì, perché il brasiliano avrà un ruolo chiave nella prossima stagione. Punto primo Alonso ha dimostrato che non sa reggere la pressione di un forte compagno di squadra. Punto secondo Massa ha fatto da gregario solo a Michael Schumacher nel suo primo anno in rosso. Schumacher, poi, rappresenta anche una chiave di lettura. Nei tre anni in rosso di Raikkonen il paragone tra il plurititolato superconsulente della Ferrari e il finnico è stato continuo e pesante. Troppa differenza tra i due. Di stile e di carattere. Istintivo e orgoglioso il primo. Introverso e freddo il secondo. In Italia però Kimi non è stato valutato per il pilota che è. Per una piazza calda il finnico non è stato il massimo, ma le corse son fatte di risultati e i risultati dicono che in tre anni (ove soltanto due hanno dato la possibilità di lottare per il mondiale) Kimi ha portato a casa un mondiale. Ma le cose in Ferrari son cambiate. Soprattutto da quando ha lasciato Todt. Poi un anno di sistemazione e di (ri)organizzazione che certamente ha influito sui risultati. A Kimi è andata male anche per questo. Alonso dovrà fare da collante, da pattex per rilanciarsi e rilanciare una scuderia allo sbando. Soltanto a quel punto potrebbe arrivare un titolo mondiale. Raikkonen permettendo.
Valerio Lo Muzzo September 22 L'OPINIONE: Mosley-Briatore, un fatto personaleDi questa amministrazione Mosley sinceramente ci siamo stancati. E da un pezzo. Si son stancati un po’ tutti di Max. Delle sue ultime lampate di genio, della sue ultime uscite. Il tutto ha cominciato ad incrinarsi dopo lo scandalo sessuale che vide coinvolto il presidente FIA nel marzo 2008. In quel periodo proprio Briatore e Ron Dennis chiesero la testa di Max. Richiesta respinta. Con interessi. Appunto, gli interessi. Nel mese di giugno le nuove modifiche introdotte da Mosley per il 2010 non sono state gradite dai grandi team. Montezemolo e Briatore in testa. Tanto fumo e niente arrosto. L’unica certezza riguardava la non candidatura di Mosley alle prossime elezioni FIA. Apparentemente niente di che, ma l’inglese l’aveva promesso. Si sarebbe dato da fare e avrebbe continuato la sua linea. O meglio il suo piano. Fare fuori Briatore. Poi Piquet, la confessione, le accuse. La Renault, le dimissioni, l’ammissione di colpa. Tutto organizzato come un’opera teatrale, dove la colpa è di tutti ma paga solo uno. Come se Piquet non sia stato allo stesso tempo la vittima e l’assassino. D’altronde è facile parlare adesso che non ha più niente da perdere. Adesso che c’è da vendicarsi. Vendetta appunto. Quella di Mosley che commenta: “E' triste vedere una carriera finire ma cos'altro potevamo fare? Il problema di Briatore e' che ha negato e ha continuato a negare anche quando era chiaro che lui era implicato”. Implicato da un pilota che ha voluto vendicarsi. Implicato da un team che si è lavato le mani, senza nemmeno un tanto di grazie per i mondiali che senza Flavio non sarebbero arrivati. Implicato da un presidente della FIA che adesso si è vendicato, trasformando un caso pubblico in una faccenda personale. Ecco il male della Formula Uno. Mosley siamo stufi. Adesso basta. Via. Sciò.
Valerio Lo Muzzo http://www.eracemotorblog.it/2009/09/21/f1-lopinione-mosley-briatore-un-fatto-personale.html April 21 L'OPINIONE: Genialate, furbate e rese annunciateMamma Mia! Vale la
pena dirlo, col permesso degli Abba ovviamente. Imprevedibilità si chiedeva e
imprevedibilità è stata. Non è un film ma siamo lì. Primo perché una certezza non c’è, se non il diffusore dei miracoli, e forse nemmeno quello. Ci ha infatti pensato RedBull a far capire come si può vincere con un grande progetto. Secondo perché questo 2009 dà un grosso segnale a tutti quei team che vorrebbero affacciarsi in F1. Le nuove regole, i tagli, e tutte le novità di questa stagione hanno infatti permesso a team come Williams, Brawn, RedBull e Toro Rosso di poter competere contro lo strapotere dei costruttori e della McLaren, unico team vincente tra i garagisti negli ultimi anni. Questa stagione funge quindi da spot, per dare un segnale di accesso, una possibilità ai futuri ricconi come Mateschitz che, pur non capendo un H di meccanica, avranno soldi e tempo da investire in questo sport. D’altronde 500 milioni di euro per mettere su astronavi dalle super prestazioni erano veramente troppi, poi capiamo perché Honda si ritira… Quindi un plauso a tutta la regia, all’idea, alla genialata, perché quando i fondi son limitati le invenzioni sono fondamentali, chiedere a Newey per chiarimenti.
DIFFUSORI Una parentesi a parte merita il diffusore “double-decker”. La tanto discussa invenzione era già stata intuita dagli ingegneri della Renault e da quelli della McLaren. Sta di fatto che la FIA ritenne irregolari tali progetti, salvo poi fare dietro front nel vedere che gente come Brawn, Toyota e Williams era tornata alla ribalta. Per diretta conseguenza Renault e McLaren hanno portato i loro diffusori con un effetto simile in Cina, ed i risultati si son visti. Per il ciclo “due pesi e due misure”.
BRAWN Un pensiero maligno però passa per la testa, e riguarda quel volpone di Brawn. Dopo l’addio della Honda, Ross non ha mai messo in dubbio la presenza per questa stagione delle vetture sviluppate per tutto il 2008, continuando a lavorare fino all’ultimo. Sta di fatto che soltanto venti giorni prima dello start Brawn annuncia ufficialmente di aver rilevato il team Honda con tutte le strutture, cogliendo di sorpresa tutti gli avversari. Sì, perché la vettura sviluppata ampiamente in un anno vantava quel diffusore ed un pacchetto aerodinamico favoloso che andavano nascosti alla concorrenza. Le prestazioni sono da favola, al punto che le vetture a detta degli avversari correvano sotto peso, e son caduti nella trappola di Brawn. L’effetto sorpresa ha infatti pagato, il suo team è in cima alle classifiche e prima che gli avversari si adeguino c’è il tempo per guadagnare un vantaggio da poter eventualmente gestire fino a fine anno.
FERRARI Sulla Ferrari c’è poco da dire. Il Kers, sviluppato per un anno, è inaffidabile, seppur utile, e la vettura non sembra molto efficiente. Le parole di Domenicali dopo il gran premio cinese non sanno di resa ma quasi. Se gli aggiornamenti che la casa di Maranello porterà a Barcellona non riescono a diminuire sensibilmente il gap tecnico dai rivali, allora la Ferrari penserà già da ora a preparare la vettura per il 2010, anche perché se dalla prossima stagione ci sarà un budget da gestire, allora le cose cambieranno, eppure tanto. Darsi alla resa, adesso, sembra fin troppo facile.
Valerio Lo Muzzo
April 09 L'OPINIONE: Cominciamo bene!Dire che questa è una rubrica in cui non c’è nulla di personale significa dire una bugia. Questa vuole essere la rubrica dall’occhio vigile, sulla situazione attuale, su quello visto in tv, e su quello che dicono voci di camerino (che vengono prima delle voci di corridoio). Basta il titolo per capire tutto, basta arrivare alla fine per capire di cosa tratta. Argomento del giorno la doppia trasferta austro-malese.
Se chi ben comincia è a metà dell’opera, allora il sipario può già calare, non tanto per la Brawn , quanto per l’incapacità mostrata dalla Federazione nel gestire gli ultimi eventi in gara e non. I primi sintomi di “incapacità intellettuale” hanno cominciato a delinearsi il 17 marzo. La domanda infatti era superlecita e mi chiedevo: “Ma come si fa a cambiare il mondo (perché con la regola del “vince chi più vince” cambia tanto) appena 12 giorni prima dell’inizio del mondiale? Il tutto poi è ovviamente rientrato, nulla è cambiato e si è partiti. Si è partiti col botto però. Perché Ferrari, RedBull e Renault non ci hanno pensato mezza volta a dire: “Brawn, Toyota e Williams sono irregolari!” così gridato ai quattro venti. A dir la verità Briatore si era insospettito subito nel vedere la Brawn volare come se avesse preso una RedBull (la bibita ovviamente), e si è posto subito la domanda che ci siamo posti tutti: “Come fa una vettura appena arrivata al secondo giorno di test a fare il miglior tempo???”. Misteri della fede. La McLaren in tutto questo si è ben guardata di “denunciare” il suo cliente Brawn. D’altronde Ross monta motori Mercedes e monterà KERS by McLaren. Alla faccia delle scuderie clienti che in F1 non dovrebbero esistere. Toro Rosso, Force India e Brawn sono solo frutti della mia immaginazione. Mia e solo mia.
Sta di fatto che in Australia accade quel che accade, il famoso scivolo viene dichiarato legale, almeno fino al 14 aprile, ma accade una cosa strana. La Toyota viene penalizzata il sabato. Cioè, il venerdì va tutto bene, è tutto ok, e il sabato è irregolare??? 2+2=5…i conti non tornano. In gara un altro scandalo. In regime di SC Trulli va sull’erba, Hamilton lo passa e gli cede la posizione qualche metro dopo. In casa McLaren lo spirito di iniziativa li porta a mentire, presentare ricorso e conquistare, anzi rubare, un podio. Passano quattro giorni. Il ricorso Toyota sul ricorso Mclaren (notare che la parola ricorso ormai va di moda) viene vinto, Hamilton viene squalificato, e a Woking si cominciano a lavare i panni sporchi… Per quanto detto l’ordine d’arrivo ufficiale del primo gp dell’anno viene stabilizzato 4 giorni dopo il taglio del traguardo da parte di Button. Non c’è male.
Venerdì è tempo di Malesia. Per si e per no la Bmw presenta ricorso contro i tre team imputati, schierandosi con Ferrari, RedBull e Renault, dando così man forte ad una causa persa in partenza. Persa non tanto per la legittimità o illegittimità dello scivolo, ma quanto per un fatto di show. Non ci sarebbe motivo di rivoluzionare (nuovamente) un campionato già rivoluzionato per dare imprevedibilità. D’altronde se lo scivolo diviene legale in estate l’avranno già copiato tutti (bene o male) e poi si vedrà, anche se la Brawn potrebbe aver accumulato un buon vantaggio. Se invece lo scivolo fosse dichiarato illegale, Ferrari e McLaren tornerebbero in lotta per il mondiale. E per una volta che loro non vincono i vincenti, Ecclestone e Co. gli darebbero una mano per tornare alla Formula Noia??? Ma quando mai.
Domenica la genialata di far partire la corsa alle ore 17.00 locali evidenzia ancora che chi comanda con la testa non c’è. Parlano i fatti e i piloti. Non si vedeva un gp sospeso per condizioni simili dal Brasile 2003 (ove vinse Fisichella il venerdì dopo…guarda caso su ricorso!), mentre non si vedevano i punteggi dimezzati da ben 18 anni. Ma la cosa che più mi ha stupito è stata l’indecisione sul ripartire o meno, quando nemmeno dalla tv si riusciva a vedere una fioca luce di speranza. Roba da pazzi. Trulli, Alonso e Webber a tal motivo si sarebbero messi in mezzo la pista come gli scioperanti che si vedono nelle stazioni italiane.
In tutto questo la cosa che fa più “piacere” è il sapere che tra pochi giorni tutto quello che finora è stato fatto può essere ancora ribaltato. In questo modo si finirà col perdere la faccia. L’audience televisivo finirà come i punti nel gp malese…penso che di questo passo si dimezzerà ben presto.
Valerio Lo Muzzo
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